Perché inseguire l’ideale vi condanna alla solitudine: come il perfezionismo in amore distrugge i sentimenti reali

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Siamo così spesso alla ricerca dell’amore perfetto dei libri e dei film che passiamo davanti a relazioni vive, calde ma imperfette.

La ricerca della perfezione nei sentimenti trasforma il partner da persona in un progetto che richiede sempre una revisione, e ogni litigio lo eleva al rango di incompatibilità fatale piuttosto che di un normale disaccordo umano, secondo il corrispondente di .

Dietro questo perfezionismo si nasconde spesso una paura infantile: se faccio un errore o non scelgo il partner migliore, mi disinnamorerò. Così cerchiamo i difetti, confrontiamo le nostre relazioni con quelle degli altri, coltivando un’insoddisfazione cronica.

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Abbiamo paura di accettare una semplice verità: la vera intimità non nasce dall’impeccabilità, ma dalla capacità di negoziare con l’imperfezione. Gli esperti sostengono che l’approccio perfezionista evita le emozioni, sostituendole con una verifica infinita.

Si smette di provare la gioia di avere qualcuno accanto perché il cervello è impegnato a fare un elenco: cosa ha sbagliato, dove ha sbagliato, come avrebbe dovuto comportarsi. L’amore diventa un duro lavoro per raggiungere uno standard mitico.

Il costante monologo interno su come le cose “dovrebbero essere” blocca la capacità di vedere le cose come sono. Si può avere accanto una persona leale e gentile, ma non apprezzarla perché non corrisponde all’immagine inventata di un principe su un cavallo bianco o di un’amante sempre sorridente e perfetta.

Questa cecità nei confronti del valore reale è la causa principale della sensazione di devastazione. Gli psicologi consigliano di spostare l’attenzione dal partner perfetto al partner sufficientemente buono.

Abbastanza buono non significa “così così”. Significa affidabile, rispettoso, capace di dialogo e di affetto sincero.

Si tratta di una persona in carne e ossa, non di un ideale frammentario assemblato dalle vostre fantasie e paure. Quando date a voi stessi e al vostro partner il permesso di essere non-ideali, nella relazione entra un incredibile sollievo.

Potete finalmente rilassarvi, smettere di recitare un ruolo ed essere voi stessi: stanchi, a volte irritati, divertenti, strani. È in questa autenticità che nasce la profondità che manca alle unioni perfette ma senza vita.

L’esperienza personale di molte coppie che hanno rinunciato a inseguire il fantasma conferma che una volta accettato che una relazione felice non è l’assenza di problemi, ma la capacità di risolverli insieme, il mondo diventa più luminoso. Si iniziano ad apprezzare non i gesti grandiosi, ma i “ci vediamo” e i “sono con te” quotidiani, anche quando le cose non sono perfette.

Bisogna rendersi conto che la perfezione è un vicolo cieco. Non c’è una strada che porta ad essa perché esiste solo nella nostra testa. C’è una strada solo verso una persona reale, con tutte le sue difficoltà e i suoi lati positivi. E camminare lungo di essa, tenendosi per mano, ha molto più valore che stare solo sul posto ad aspettare la mitica perfezione.

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